Smart Home e rischi per la nostra Privacy

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I dispositivi che inseriamo all’interno di case e uffici sono spesso smart, cioè collegati a internet e possono minacciare la nostra Privacy! In che modo?

 

Accendere la luce con un comando vocale o avviare il climatizzatore di casa mentre si è ancora in ufficio sono solo alcune delle cose che la tecnologia ci permette di fare oggigiorno.

Sempre più infatti, i vari dispositivi che inseriamo all’interno delle nostre abitazioni o uffici sono c.d. smart, ossia hanno una connessione alla rete internet che, abbinata a raffinati algoritmi, ci permettono di controllarli da remoto.

Emblematici sono gli esempi di dispositivi come Alexa o delle telecamere di sicurezza che ci consentono di controllare i locali a distanza, ma ecco che proprio la ricerca di sicurezza spesso ci spinge da un lato a compromettere la nostra privacy e dall’altro a indebolire la nostra stessa sicurezza.

Il passaggio dall’analogico al digitale mette in luce varie problematiche legate alla privacy e alla sicurezza informatica, in quanto spesso ci si dimentica che ci potrebbero essere altri soggetti terzi interessati ad avere accesso a tutte quelle informazioni trasmesse da questi dispositivi. Si pensi ad esempio alle telecamere di sicurezza che consentono di tenere monitorata la proprietà anche quando si è altrove, ciò significa che quelle immagini vanno a finire in rete e potrebbero essere intercettate da qualcun altro, minando così sia la nostra sicurezza sia la nostra privacy.

Uno dei casi più eclatanti è quello di “Ring”, società acquistata da Amazon nel 2018, che vende prodotti come citofoni e telecamere connessi ad Internet. Negli Stati Uniti la società sta affrontando una class action per via di svariate e gravi violazioni della sicurezza che hanno provocato seri disagi ai consumatori.

Essa infatti produce prodotti come citofoni e telecamere di sicurezza che racchiudono al loro interno microfoni e sono collegate alla rete. È accaduto che a seguito di un attacco hacker alle videocamere Ring, una persona esterna ha potuto chiacchierare tranquillamente con una bambina di 8 anni (Ehi, mettiamo una videocamera nella stanza di nostra figlia, cosa potrà mai succedere…).

La società si è difesa sostenendo che tali violazioni fossero avvenute per causa imputabile esclusivamente ai consumatori, in quanto avrebbero utilizzato password deboli e senza attivare l’accesso per l’autenticazione a due fattori.

Chiaramente un’azienda non può riversare in toto la responsabilità a carico dell’utente, in quanto deve sicuramente prevedere degli adeguati standard di sicurezza, ma al contempo chi decide di utilizzare tutte queste tecnologie rendendo la sua abitazione o ufficio quanto più smart possibile, deve aver ben chiaro il funzionamento di tutti questi dispositivi, della quantità e della tipologia d’informazioni che circolano e di conseguenza attivarsi al fine di proteggerle in modo adeguato.

In tutti questi casi assumono un ruolo centrale le password in quanto esse diventano a tutti gli effetti delle chiavi virtuali che danno accesso a tutte quelle informazioni e dispositivi con cui interagiamo quotidianamente.

Il consumatore deve quindi abituarsi ad utilizzare password complesse, diverse per ciascun dispositivo e cambiate ad intervalli di tempo quanto più ridotti (in modo tale che se fossero intercettate, dopo poco tempo, non darebbero più accesso ai dati), inoltre sempre più si dovrebbe attivare la c.d. “autenticazione a più fattori”.

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